ANALISI DEGLI ISCHIOCRURALI NEL TENNIS

ANALISI DEGLI ISCHIOCRURALI NEL TENNIS

Roger Federer, of Switzerland, returns the ball between his legs and wins the point against Novak Djokovic, of Serbia, during their semifinals match at the U.S. Open tennis tournament in New York, Sunday, Sept. 13, 2009. (AP Photo/Elise Amendola)

Parole chiave: posizione di attesa ischiocrurali – catene muscolari – compensazione – core – engramma motorio.

 

Tra gli engrammi motori più usato e imprescindibili nel tennis troviamo sicuramente la posizione di attesa attiva, il cui principale obiettivo è quello di permettere al tennista di trovarsi pronto in modo biomeccanicamente corretto per guadagnare tempo in fase di preparazione del colpo e per essere attivo a livello multidirezionale sul campo.

Se si misura in termini di tempo la posizione di attesa attiva, ma anche quella che si utilizza per colpire la palla con i diversi colpi del tennis, su una media di 2 ore di gioco, si nota che viene tenuta per circa 50 minuti, cioè quasi il 40% del tempo totale. Questa posizione, in cui le anche e le ginocchia sono flesse, il tennista fa lavorare gli ischiocrurali in accorciamento (contrazione concentrica), motivo per cui, a lungo andare, si potrà verificare un disequilibrio funzionale della muscolatura assai importante del Core.

I gruppi muscolari sono strumenti di rapporto, sono catene di comunicazione che mettono in movimento il corpo. Eppure, se vengono utilizzati in modo errato, come un eccessivo sovraccarico degli stessi, potrebbero inibire le proprie potenzialità, attivando in maniera errata il complesso antagonista, con alterazione neuro-psico-meccanica di altri insiemi muscolari e catene articolari.

ANALISI DEGLI ISCHIOCRURALI NEL TENNIS

Posizione di attesa (fase statica): gli ischiocrurali lavorano in accorciamento per la semiflessione di anca e di ginocchia.

 

Questa semiflessione di anca e ginocchia attiva in maniera importante e relativamente continua i quadricipiti. Per tanto gli ischiocrurali avranno un lavoro molto importante nella stabilizzazione del ginocchio, dal momento che esso è meno stabile in flessione che in estensione.

La diminuzione dell’intervento del quadricipite nella stabilità del ginocchio, se compensa con l’attivazione degli ischiocrurali, perciò i tennisti, come anche i calciatori, sviluppano ischiocrurali forti, ma allo stesso tempo corti e con riesco di lesioni.

 

ANALISI DEGLI ISCHIOCRURALI NEL TENNIS

Preparazione del colpo (fase dinamica): i muscoli ischiocrurali partecipano al movimento con il compito di rassicurare il ginocchio nello spostamento in semiflessione.

 

Anatomia

ANALISI DEGLI ISCHIOCRURALI NEL TENNIS

 

Semitendinoso

  • O: tuberosità ischiatica.
  • I: parte superiore della faccia mediale della tibia (tendine “zampa d’oca”, insieme al muscolo sartorio e gracile).
  • Azione: flette ed intraruota la gamba (a ginocchio flesso); estende ed adduce la coscia.

Semimembranoso

  • O: tuberosità ischiatica.
  • I: condilo mediale della tibia e condilo mediale del femore.
  • Azione: flette e intraruota la gamba (a ginocchio flesso), estende la coscia.

Bicipite femorale

  • O: (capo lungo) tuberosità ischiatica; (capo breve) terzo medio del labbro laterale della linea aspra del femore.
  • I: condilo laterale della tibia.
  • Azione: flette ed extraruota la gamba (a ginocchio flesso), estende la coscia.

 

EFFETTI DEL MALFUNZIONAMENTO DEGLI ISCHIOCRURALI SUL CORPO

(Conseguenze delle compensazione)

A livello del ginocchio:

 

Trazione del bicipite femorale sulla testa del perone

Instabilità del legamento peroneo tibiale

Il corpo adotta una posizione antalgica facilitando l’extrarotazione della tibia sotto il femore

Tendinite nella faccia esterna con rischio di blocco del perone, lesione del menisco esterno, difficoltà in estensione e flessione del ginocchio a causa della parte posteriore del perone, dolore nella rotazione del ginocchio

 

A Livello iliaco:

 

Basamento della tuberosità ischiatica, alterazione della pelvi, rotazione posteriore dell’articolazione coxofemorale

Stiramento, contrattura e tendinite degli adduttori, retrazione del retto addominale

 

A livello dell’anca:

la tendenza ad accorciarsi degli ischiocrurali, e ad allungarsi degli adduttori dà come risultato la compressione della cavità cotiloidea sopra la testa del femore

sovraccarico funzionale dell’articolazione

 

A livello degli ischiocrurali:

 

il muscolo é abituato a lavorare in accorciamento e perde la sua funzione di lavorare in allungamento (fase eccentrica)

contratture, strappi e dolore tendineo

 

A livello lombare:

la catena posteriore degli arti inferiori tendono a portare indietro le ali iliache, raddrizzando così la colonna lombare. L’organismo, compenserà alla scomparsa della lordosi tramite l’attivazione di altri muscoli (soprattutto lo psoas iliaco e il quadrato dei lombi)

A lungo termine: compressione intervertebrale e discale con affaticamento lombare

La colonna così affaticata porterà ad un blocco vertebrale e lesioni discali

 

Possibili conseguenze:

Retrazione degli ischiocrurali → Allungamento degli adduttori (tendinite)

Allungamento del legamento sacroiliaco (sciatalgia)

Lordosi lombare (Lombosciatalgia)

Tensione del quadrato dei lombi e psoas

PUBALGIA

 

 

Conclusione

Oggi giorno la preparazione fisica è sinonimo di compensazione neuromuscolare dei rischi che lo sport porta attraverso i suoi movimenti e dinamiche. Ciò significa ricercare l’equilibrio funzionale delle catene muscolari, l’ampiezza di movimento per una migliore espressione dello stesso e il controllo motorio. Un sistema neuromuscolare che funziona bene massimizza le sue potenzialità e riduce il rischio di lesioni.

Una volta che si dispone di tale equilibrio si cerca progressivamente la massima prestazione di tutte le capacità organico-muscolari e neuro-motorie.

Nello specifico degli ischiocrurali, sono oggetto delle più recenti ricerche scientifiche in campo sportivo, data la loro estrema importanza in tutti i movimenti. E’ scientificamente provato che un allenamento mirato al complesso degli ischiocrurali riduce il rischio di infortuni alla muscolatura degli arti inferiori e ottimizza le performance; ma è bene mettere in evidenza un altro aspetto, ovvero riordinare il disequilibrio muscolare e funzionale dato dalle posture sbagliate che siamo costretti a tenere durante la quotidianità, ad esempio quella seduta, dove gli ishiocrurali sono inibiti e, di nuovo, accorciati.

Questo ci fa riflettere anche su quanto tempo dedichiamo all’allenamento di tale complesso muscolare durante le singole sedute; pensiamo ad un programma di allenamento di tre sedute settimanali da un’ora, in cui vengono dedicati 20 minuti ad esercizi per gli ischiocrurali, totalizzando 60 minuti di allenamento specifico settimanale. Pensiamo ora a quanto tempo passiamo seduti o in altre posture errate durante la giornata e durante l’intera settimana; può una sola ora complessiva settimanale ovviare ad ore e ore di disequilibrio muscolare e posturale?

La metodologia Neuromove sta lavorando per trovare la miglior risposta a questa domanda. Nel frattempo… buon allenamento!

 

Bibliografia:

Catene muscolari “la pubalgia” .Léopold Busquet

Ampiezza di movimento .”Mario Di Santo”

Catene muscolari e articolari Concepto G.D.P “Philippe Campignion”

www.lascienzainpalestra.it/hamstring-osa-sapere-riguardo

 

Autori:

Jose De Laurentis – Giacomo Pezzo

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